Il tardo-antico
L'arte tardo-antica:
L'arte ne uscì profondamente trasformata, conseguendo una rottura definitiva con la tradzione naturalista dell'arte greca e dando origine, alla fine di un lungo processo, alle nuove civiltà bizantina e carolingia. L'arte tardoantica fu un momento di rottura rispetto alla precedente tradizione, con lo sviluppo di un nuovo linguaggio e di nuove concezioni che fino ad allora erano state relegate ai settori dell'arte plebea e provinciale romana, cioè l'arte praticata dalle classi inferiori o periferiche dell'Impero. Molta presa ha avuto nella storia degli studi il concetto di decadenza. In realtà questo giudizio negativo era legato una percezione del valore dei prodotti artistici che contrapponeva le opere dell'antichità classica a quelle dopo la rottura, sottintendendo un declino di tutte le capacità tecniche e creative. In realtà la percezione di decadenza, nata nel Rinascimento, fu un fenomeno molto soggettivo: per gli umanisti del Quattrocento era iniziata con la fine dell'Impero, per gli accademici del neoclassicismo era iniziata con la morte di Alessandro Magno e la fine dell'arte greca classica, comprendendo quindi anche quell'arte romana che aveva fatto da ispirazione per gli artisti rinascimentali. Il linguaggio tardoantico é nato da fattori ben più complessi e stratificati che non una moda o un fenomeno intellettualistico. In questo inquadramento storico diventa evidente che i modi dell'arte classica sarebbero stati del tutto inappropriati al contenuto di questa età, che ha quindi prodotto una forma artistica collimante coi suoi modi di sentire: perciò la forma tardoantica ha piena validità come espressione del proprio tempo. Ne è indice anche l'uso residuo degli schemi classici in una esangue produzione convenzionale e aristocratica, legata soprattutto all'artigianato artistico ed alla suppellettile preziosa, che la vecchia critica artistica seguì per l'esposizione storica, tralasciando come secondaria e decadente la reale espressione artistica dei tempi ormai mutati e dei nuovi rapporti tra gli uomini. L'abbandono della forma ellenistica, con le sue eleganze, il corretto e spontaneo rapporto anatomico nelle figure umana, non fu causato esclusivamente dalle invasioni barbariche e dall'affermarsi del cristianesimo coi sui nuovi valori sociali. La rottura avvenne in realtà per un insieme di cause interne ed esterne più complesso e fu innescata innanzitutto dall'instabilità istituzionale di quella fictio iuris che era la Repubblica Romana durante l'impero, originando una serie di molteplici e sempre più complesse contraddizioni che portavano a ondate successivi di crisi. Un tale sovvertimento sociale e economico produsse incertezza nel futuro, angoscia, disperazione, ma anche senso di rivolta, attesa di un mutamento per talune classi, mentre per altre desiderio di evasione, di isolamento, di fuga dalla realtà tramite l'astrazione nel pensiero metafisico, irrazionale. La crisi spirituale, che si riflette profondamente nella produzione artistica, ebbe tre correnti principali:una filosofica, legata alle correnti misticheggianti e al neoplatonismo di Plotino; una pagana, legata alle nuove religioni misteriche, salvifiche o di fratellanza e esaltazione collettiva (culto di Cibele, culto di Mitra (Mitraismo), culto di Iside); una infine legata al cristianesimo, simile inizialmente alle altre discipline religiose orientali, ma ben presto dotata di un'organizzazione capillare e centralizzata, che agì in maniera più rivoluzionaria e in opposizione all'impero, al quale mirava a sostituirsi come unica entità universale ed eterna a cui sottomettersi.
La maniera tardoantica non fu in realtà una novità, ma si sviluppò abbastanza linearmente dal filone arte plebea e provinciale romana, cioè l'arte praticata dalle classi inferiori o periferiche dell'Impero. La nuova arte dominante compì tante rivoluzioni:
