Anticipazioni del nuovo libro
Il perchè:
...ed ora veniamo a noi! E’ difficile mostrare l'animo nella propria integrità, e sentirsi giudicato come un otre stranamente vuoto. Se qualcosa è vuoto, allora è anche divino. Solo il soprannaturale può esprimere il soprannaturale. In questo si sintetizza chi possiede un animo delicato, chi ama se stesso come essenza universale. Il libro avvolge la dea Arte. Racconta la storia dei più alti impulsi, degli ideali altruistici, dove la vita vale come istinto, crescita, forza, potere. Io chiamo Arte grande intima maledizione, perversione, intimo istinto di vendetta, per il quale nessun mezzo è abbastanza velenoso, occulto, sotterraneo, vero. Io considero Arte, unico inesauribile marchio dell’umanità, dove si toccano i limiti della decenza.Un giorno di fronte ad un ingorgo di pensieri, un regresso senza fine, incominciò l'idea di un libro consapevole di non sapere affatto come cominciarlo. Qualcosa non era ancora chiaro. Poi un giorno la scintilla, la visione, il puzzle completo. L'Arte porta ad incontrare le difficoltà di chi è soltanto in anticipo sul proprio tempo e che dal suo tempo sarà raggiunto. L'esaltazione dell’inesprimibile, ciò che appare pieno di mistero e che non si è in grado di esprimere, costituisce lo sfondo sul quale ciò che si può esprimere acquista significato. La chiarezza, la trasparenza sono fine a se stesse.
Non mi interessa innalzare un edificio, ma piuttosto vedere in trasparenza dinanzi a me le fondamenta degli edifici possibili. Il mio scopo quindi è diverso da quello dell’uomo di cultura, e anche il mio movimento del pensiero è diverso dal suo. Ogni frase che scrivo non sono altro che vedute di un unico oggetto osservato sotto angoli diversi. Potrei dire che, se al luogo cui voglio pervenire si potesse salire solo con una scala, abbandonerei il proposito di raggiungerlo. Io scrivo in realtà per alcuni amici dispersi negli angoli del mondo, dove é rigorosamente evitata ogni ritualità, ogni elemento, per così dire, sommo sacerdotale. La preghiera e il bacio per me è unicamente utopia...
Come è nato:
Ammetto che ci sono due distinti presupposti della mia esistenza interiore, l’una lucida facoltà di pensare senza dubbio relativa al ricordo degli eventi che misero insieme la prima parte della mia vita, l’altra d’ombra e di dubbio, concernente il presente, che costituisce la parte più dura della mia vita. Il mio morbo assume il carattere d’ossessione, una nuova e rara forma che, ampliando di vigore finisce per istruire su di me un ovvio potere. E’ molto saggio che io non sia compreso, ma temo, in realtà, di dare un’idea adatta di quella nervosa intensità d’interesse, con cui, nel mio caso, le facoltà di concentrazione s’impegnano e piombano nell’osservazione prolungata anche dei più comuni beni dell’universo che ci circonda.Gli uomini si affollano intorno all’artista ricordandogli di cantare o dipingere o scrivere. Presto ancora, cioè che le nuove sofferenze torturino presto la tua anima, e che le tue labbra e mani seguitino a essere conformate come prima, poiché le grida non farebbero che inquietarci, ma la musica è soave. La gente si sente critico letterario o d’arte, si accosta alla vittima dicendo: Va bene, così deve essere secondo le regole dell’estetica. Si capisce: un critico somiglia a un artista come una goccia d’acqua, soltanto ch’egli non ha le pene del cuore né la musica sulle labbra. Ed ecco perché io vorrei piuttosto essere guardiano di porci e farmi capire da loro, che essere artista e venir frainteso dagli uomini.
L'artista, quando crea, si comporta come se fosse una divinità e potesse stringere con lo sguardo il restauro del passato di un qualche uomo, come se il nume la narrasse a se stessa, senza veli, e della tutta veritiera. Il mio studio del passato è la storia di un uomo non inventato e possibile, è la mia vita, un uomo non ideale o in qualche modo non esistente, ma un uomo vero, unico, di un uomo che vive. Un uomo che ama la sua Arte per combattere la gente che tende ad eliminare gli uomini delicati. Ogni uomo non è soltanto lui stesso, è anche il punto unico particolarissimo, in ogni caso importante e degno di nota, la base dove i fenomeni del mondo s’incrociano una volta sola e mai più. La storia di un uomo è importante, eterna, divina, fino a che vive e adempie il volere della natura, meravigliosamente degna d’ogni attenzione. In ognuno lo spirito è divenuto forma. La gente giudica in mala fede o semplicemente perché ignorante, nel senso che ignora in ciò che si riferisce, la gente muore spiritualmente e in continuo. La loro anima raggrinzisce, si sgretola, si produce tanti piccoli tagli da cui sgorga il sangue ed al culmine del dolore la testa scoppia, s’impazzisce. In questo il genere umano mi ha insegnato che l’uomo non accetta, in se stesso, i messaggeri divini e nemmeno la morte, se non quando s’indebolisce la sua volontà e quando la volontà dimagrisce, prova amore, amicizia, considerazione, stima, godere nel fare del torto, offendere pesantemente diventano cibi per l’anima. La mente umana diventa bestiale. Il cervello umano è dolcemente arricchito da innumerabili sfoglie d’idee, d’immagini, d’emozioni che a loro volta si affidano in deposito sulla razionale ragione, pian piano, come l’albore.
Quando a casa frugavo nel cassetto pieno dei miei manoscritti, essi apparivano così meravigliosi da indurmi a pensare che meritavano di essere resi noti agli altri. Ma quando immaginavo la loro pubblicazione la cosa perdeva ogni attrattiva e valore, tanto da diventare impossibile. Ma un giorno mi sentii spettatore e non attore, non c’era nulla di più straordinario che osservare un uomo intento a una semplicissima attività quotidiana, mentre si crede inosservato.
Mi spiego meglio, proviamo ad immaginare un teatro, il sipario si alza e noi vediamo un uomo solo che vaga su e giù sul palco, (la sua stanza, il suo mondo), si accende una sigaretta, si mette a sedere, e così via; vedremmo allora, improvvisamente, un essere umano dall’esterno, come non è mai possibile vedere se stessi; sarebbe quasi come vedere con i nostri occhi un capitolo di una biografia, il che sarebbe inquietante e mirabile al tempo stesso. Più mirabile di tutto ciò che un artista potrebbe far rappresentare o dire sulla scena, noi vedremmo la vita stessa. Questo libro ha come obiettivo di costringere il lettore, per così dire, alla prospettiva giusta; senza dimenticare che la verità e il bello sono gli strumenti per capire la nostra natura, e il fatto che l’uomo, col suo entusiasmo, possa innalzare quegli strumenti non autorizza nessuno a presentarcelo come qualcosa di speciale. Credo così nella via del pensiero, che per così dire passa sul mondo a volo d’uccello e lo lascia così com’è contemplandolo in volo dall’alto. Più assurdo ancora, è che tutto ciò che un artista può effigiare davanti all'osservatore, si scatena, nello spettatore stesso, una vanità sfrenata tanto assoluta da mistificare una parte della propria vita.
Il giudicatore:
Chi mi giudica complicato... Chi mi giudica suscettibile nell'instaurare rapporti profondi... Chi mi giudica contrario a pormi in mostra... Chi mi giudica freddo nei confronti dei giudizi... Chi mi giudica, e sono in tanti, molto ma molto stupido... A tutti costoro le pennellate della mia pena. Il mio inno per una società nella quale non mi posso riconoscere. Tra il bene e il male, tra il dolore e la gioia, tra la vita e la morte, questo volgere ora da una parte ora dall'altra... Io e non io: essere e apparire. Il mio mito é l'assoluto, il preciso e singolare assoluto. La scelta di montare la pellicola delle mie speranze e dei miei sogni costituiscono la relazione dell'irreale e la rappresentazione dell'intoccabile. L'Arte è il ponte tra il conscio e l'inconscio. Cerco sempre di annunciare il mio istinto, il godimento delle emozioni, le cose e le esperienze fino ad oggi da me acquisite. I miei lavori scoprono la consapevolezza dell’interrogazione, della critica. Agire sul perché della disincantata coscienza logica. Nel mio far arte mi soffermo con voluttà sulle concezioni del mondo, come già detto, fra il reale e l'immaginario; il reale nella sua concretezza, l'immaginario nell'elemento vitale delle espressioni proprie del mio ego. Dunque il colore e il segno sono per me la chiave della mia espressività, ed è nel colore e nel segno che vanno ricercati i miei principi significativi dell’attenzione e della riflessione. Nasce così quello che con orgoglio definisco il mio linguaggio concettuale che può apparire provocatorio, illusionistico, fiabesco, persino infantile, che induce a percezioni dimenticate. Non ascolto il senso del vago ma quell'intima esigenza istintiva che in ogni creatura vuole crescere per diventare saggia e appagata. In me vige l’agnostica fiducia di oltrepassare la conflittualità del proprio inconscio. La mia realtà fittizia, la mia solitudine, la mia fede; il tutto come codice del silenzio!Io sono quello che sono:
"Mi chiamo Arte, sono nata in ogni tempo e sono il dio di Mauro. Non sono saggia, poiché la saggezza è debole; sono però sincera poiché la sincerità è forte. L'Uomo si muove sulle orme dei miei passi, e quando mi fermo, mi faccio beffe della gente. Posseggo i segreti dell'esistenza e della non-esistenza. Non dormo mai, poiché mi nutro di spiriti umani..." Nel terribile silenzio della solitudine mi alzai dal letto stanco per la continua insonnia. Mi cambiai d'abito ed uscii di casa. M'incamminai solo e spaventato nella Valle dei Fantasmi della Morte o più comunemente Valle dei Balzi Rossi. Gli spettri cominciarono a balzarmi intorno con le loro orribili ali innervate, vidi ergersi di fronte a me un gigantesco fantasma, mi appoggiai ad una grossa roccia e, dopo essermi ripreso dall'improvvisa e violenta emozione, gridò: <<Mi chiamo Il dio Pazzo, sono nato in ogni tempo e sono il dio di me stesso. Non sono saggio, poiché la saggezza è debole. Io, invece, sono forte, e la Terra si muove sulle orme dei miei passi, e quando mi fermo, la processione di stelle si ferma con me. Posseggo i segreti dell'esistenza e della non-esistenza...>>. Il Fantasma scomparve e m'allontanai barcollando dalle valle piena di rocce e di caverne, in preda ad uno stupefatto smarrimento, credendo a malapena a ciò che avevo sentito. Ero dilaniato dal dolore per quelle verità, e vagai tutta la notte per i boschi, in mesta contemplazione... Mi ritrovai così pittore!La mia vita, la vostra lealtà:
Gli uomini si affollano intorno all’artista ricordandogli di creare. “Presto ancora, cioè che le nuove sofferenze torturino presto la tua anima, e che i tuoi strumenti seguitino a essere plasmati come prima, poiché le grida non farebbero che inquietarci”. La gente si sente critico letterario, musicale, d’arte, si accosta alla vittima dicendo: “Va bene, così deve essere secondo le regole dell’estetica”. Si capisce: un critico somiglia ad un artista come una goccia d’acqua, soltanto ch’egli non ha le pene del cuore né la musica sulle labbra. Ed ecco perché io vorrei piuttosto essere guardiano di porci e farmi capire da loro, che essere poeta o pittore e venir frainteso dagli uomini. Il mio studio sul passato-presente-futuro è la storia di un uomo non inventato e possibile, è la mia vita, un uomo non ideale o in qualche modo non esistente, ma un uomo vero, unico, di un uomo che vive. Un uomo vero è un uomo realmente vivo, ma che cosa sia un uomo realmente vivo si sa oggi meno che mai. Lasciatemi soffrire in pace.Una voce dall'etere:
Ego discese e tutta l'Etnia lo scortò. Raggiunta la brughiera assetata si arrestò in piedi e avvicinandosi al popolo, elevò la voce e proferì:Nemici, devo andare. I randagi come me, sempre in cerca della via più misantropa, nessuna celebrazione comincia dove un'altra finisce; e alcun albore delle ore antimeridiane mi trova dove un crepuscolo mi ha lasciato. Anche quando la terra sta dormendo, volo. Io sono il frutto d’una pianta tenace, e quando sono maturo e il cuore è al colmo, sono affidato alla venerazione....
Ego s'incamminò solo e privo di rimorsi, innalzò le braccia al cielo e sostenne:
"Benedette le tenebre, come benedetto il bagliore. Addio! Il giorno si chiude su di me come la dionea al giorno successivo. Il mio ardente desiderio raccoglie polvere. Addio alla primavera della vita. Il sonno è volato e il sogno è finito; non è più l’alba. Ora il meriggio è su di me, e il mio dormiveglia si è mutato nel giorno più pieno". Appena Ego finì di proferire un grido salì dall'Etnia come da una unica ingiuria. Soltanto il capo del stirpe Status sopravanzò muto, progettando su quando far suddito Ego. All''Etnia rimase impressa nella mente la frase "Un attimo, un istante di riposo nel vento, e un’altra donna mi partorirà"
e così Ego senza nessun ordine da Status venne imprigionato dall'Etnia e legato ad un palo senza cibo e bevande.
Due giorni fa, il processo!...
STATUS, con tono torvo: Mauro!?... Chi è sto tizio cialtrone che ci portate in catene, come un forzato?
ETNIA, in coro: E’ Mauro Colombo, l'aizzatore!
STATUS, con tono derisorio: Mauro dicono che sei un eroe. Dov’è la tua sfera? A quale realtà aderisci? Sei solo l'erede di un misero piastrellista, no? Alcuni dicono che tu sia folle. Perché non dici niente? Sei stato condotto qui come un depravato. Che cosa hai da dire su questo? Tutelati!
EGO, con voce pacata: Io ho predicato lealmente. Torchia quelli che hanno colto ciò che ho confidato loro.
STATUS, con tono ridente: Ascolteremo coloro che hanno udito le tue bestemmie...
ETNIA, in coro: L’ho visto io. Scaccia gli Angeli ribelli, con l’aiuto degli Angeli ribelli. Ha detto: Posso mortificare il vostro conforto e mutarlo in cibo per la vita!
STATUS, con tono reo: Mauro, non dici nulla? Che cosa dimostrano costoro contro di te? Io ti chiedo Mauro tu sei visionario, pittore e poeta?
EGO, con voce equilibrata: Io lo sono! E voi vedrete Me accanto alla Lealtà e alla Verità...
ETNIA, in coro: Ha offeso L'Idolo! Avete udito! Che bisogno abbiamo ancora di prove?
STATUS, con tono cinica: Il responso. Qual è la vostra sentenza?
ETNIA, in coro: Ad emarginazione, poi a morte!
UNA VOCE DALL'ETERE, con tono marcato: Io sono Tempra, la vostra coscienza. Voi, uomini vergognosi, vi ricordo che se si sente esprimersi uno straniero, le sue parole sono un brontolio inarticolato. Chi capisce la sua lingua vi riconoscerà invece il codice. Così, spesso io non so riconoscere l’uomo nell’uomo. Mi credete squilibrata? I pazzi non sanno nulla. Io sono stata sempre considerata la più ribelle, l’incosciente per fama, la sola vostra tortura. La gente mi ha sviluppato bizzarra; ma non è tuttora sicuro se l'ottusità di tali uomini sia o no il grado più elevato del sapere, se la più gran fetta di ciò che è mitizzato, se tutto ciò che è affilato non sia scoperto da un’infermità della mente, da stati di lode del senno a spese dell’intelletto in generale. Mentre l'uomo marcia nella vita, ciò che da innocente lo incantava, il mito favoloso che, da bimbo, lo illudeva, sfiorisce e si oscura da solo, la saga meravigliosa si tramuta in profonda tragedia!