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La vita di un angelo caduto dall'iperuranio

Mauro Colombo regista Elemento multimediale non supportato!

Un angelo disceso giudica il nostro mondo...

Colonna sonora: di Arnold Schönberg: A Survivor from Warsaw Op. 46
Data di pubblicazione: 2010
Genere: Indipendente

Arnold Schönberg

Arnold Schönberg (Vienna, 13 settembre 1874 – Los Angeles, 13 luglio 1951) è stato un compositore austriaco naturalizzato statunitense. È stato uno dei primi compositori del XX secolo a scrivere musica completamente al di fuori dalle regole del sistema tonale e l'ideatore del metodo dodecafonico, basato su una sequenza (detta serie, da cui il termine musica seriale) comprendente tutte le dodici note della scala musicale cromatica.
Figlio di un commerciante di origine ebraica, inizia i suoi studi musicali da autodidatta per poi continuare con Alexander von Zemlinsky, fratello della sua futura prima moglie. La sua prima composizione importante,Verklärte Nacht ("Notte trasfigurata"), poema sinfonico per sestetto di archi, risale al 1899 e prende il titolo da una poesia del simbolista tedesco Richard Dehmel. Tra le prime opere per grande orchestra si ricordano il poema sinfonico Pelleas und Melisande e i Gurrelieder ("Canti del castello di Gurre"), risalenti rispettivamente al 1903 e al 1901/1911. Schönberg inventa lo Sprechgesang, o canto parlato, nel quale l'esecutore deve sfiorare l'intonazione della nota in una sorta di recitazione allucinata, carica di sbigottimento ed emozione. La tecnica compositiva non è ancora dodecafonica, ma atonale; per questo all'ascoltatore sembra di camminare senza un punto di appoggio. Nel 1901 Schönberg si trasferisce a Berlino dove, per mantenersi, dirige un'orchestrina di musica leggera. Dopo due anni soltanto ritorna a Vienna, dove si dedica principalmente alla composizione e all'insegnamento. Nel 1910 riesce ad avere un posto all'Accademia musicale di Vienna come maestro di composizione e l'anno successivo tiene cicli di conferenze al conservatorio Stern di Berlino. Nel 1912 collabora, insieme a Vasilij Kandinskij, Franz Marc e Paul Klee, alla pubblicazione dell'almanacco Der Blaue Reiter ("Il Cavaliere azzurro"), per il quale scrive un saggio sul rapporto musica-testo. È di questo periodo la teorizzazione della dodecafonia (principio compositivo fondato sull'eguaglianza di tutti e dodici i suoni della scala tonale). >Tra le principali composizioni,oltre alle prime citate, ricordiamo Erwartung ("Attesa", 1909), Pierrot Lunaire (1912), Moses und Aaron, opera incompiuta ed eseguita postuma nel 1957, A survivor from Warsaw ("Un sopravvissuto di Varsavia") (1947), in cui viene rievocato in maniera commossa e intensa lo sterminio nazista del ghetto di Varsavia. L'avvento al potere di Adolf Hitler nel 1933 costringe Schönberg, convertitosi al luteranesimo all'età di quattordici anni ma di origini ebraiche, a fuggire in Francia. Sempre nello stesso anno ottiene asilo negli Stati Uniti, dove trascorrerà il resto dei suoi anni. Si reca inizialmente a Boston e a New York, stabilendosi infine in California. Dal 1936 al 1944 insegna alla USC (University of Southern California) di Los Angeles. Nella stessa città muore a causa di un attacco cardiaco (il compositore soffriva di cuore già da 10 anni).

Dodecafonia

La dodecafonia o, come Schönberg amava definirla, "metodo di composizione con dodici note poste in relazione soltanto l'una con l'altra", prevede che tutti e dodici i suoni della scala cromatica appaiano lo stesso numero di volte, affinché nessun suono prevalga sugli altri. Le composizioni non sono pertanto basate sulla tonica e non presentano più la struttura gerarchica tipica del sistema tonale.
Principi fondamentali:
  • Uso del totale cromatico: la scala diatonica è sostituita da quella cromatica; è quindi previsto l'uso di tutti e dodici suoni disponibili nella divisione dell'ottava secondo il temperamento equabile.
  • Onde evitare la prevalenza di suono sugli altri, bisogna che nessuno di essi si ripeta prima che tutti gli altri siano comparsi. All'inizio viene quindi stabilita una serie, per fissare l'ordine in cui le note devono succedersi in quella determinata composizione.
  • Per evitare un'eccessiva uniformità si può ricorrere ad alcuni artifici, come l'utilizzo della versione retrogradata della serie originale, o l'inversione di questa (con tutti gli intervalli disposti per moto contrario), o ancora l'inversione della versione retrogradata. Si ottengono così quattro ordini principali della serie. In più, è possibile trasporre la serie originale e le sue tre "versioni" su tutti i restanti 11 gradi della scala cromatica.


  • A Survivor from Warsaw (Un Sopravvissuto di Varsavia) Op. 46

    A Survivor from Warsaw Op. 46 (in tedesco Ein Überlebender aus Warschau Op. 46, in italiano Un sopravvissuto di Varsavia) è un "oratorio per voce recitante, coro maschile e orchestra" di Arnold Schönberg. È una composizione in stile dodecafonico. Malgrado sia definito un oratorio, è molto breve: la sua durata è di circa 6 - 7 minuti. È considerato dai critici il più grande monumento che la musica abbia mai dedicato all'Olocausto.
    Genesi
    Turbato dalle notizie provenienti dall'Europa in merito alle stragi di ebrei nei campi di sterminio e dalla morte del nipote in un lager, Schönberg compose tra l'11 ed il 23 agosto 1947 questa cantata, scrivendo anche il testo in inglese utilizzando il racconto di un ebreo sfuggito al massacro del ghetto di Varsavia ed altre fonti. L'opera fu presentata per la prima volta ad Albuquerque - Nuovo Messico dalla Civic Symphony Orchestra sotto la direzione di Kurt Frederick. La prima italiana di cui si abbia notizia si è tenuta a Torino il 20 ottobre 1961 da parte del Coro e dell'Orchestra Sinfonica di Torino.
    Introduzione strumentale
    L'opera inizia con un'introduzione dell'orchestra: questi pochi secondi di musica rendono perfettamente lo scopo dell'opera, che è quello di aiutare a riflettere sull'assurdità dello sterminio degli ebrei, facendo quindi risaltare tutta la ferocia e la crudeltà alla quale sono stati sottoposti milioni di ebrei. Da qui nasce il forte impatto emotivo della musica, caratterizzata da una sempre crescente drammaticità: gli squilli di trombe, le dissonanze, i crescendo improvvisi creano intorno allo spettatore, con tutta la loro efficacia, una scena straziante, fatta di dolore e di morte. La musica contribuisce in maniera determinante a ricostruire la scenografia e a ricreare l'ambientazione dei fatti narrati.
    Introduzione del narratore
    Dopo l'introduzione dell'orchestra, la voce narrante inizia a parlare ed a raccontare una tipica giornata nel ghetto di Varsavia.
    Sveglia e canto degli Ebrei - Percosse dei nazisti
    Tutti venivano svegliati presto, e venivano radunati nei punti di raccolta: per tutta la durata, l'opera descriverà insieme all'orchestra i tristi fatti avvenuti quel giorno nel ghetto di Varsavia.
    Perdita e ripresa di conoscenza del narratore
    Il narratore afferma di non poter ricordare ogni cosa poiché rimasto privo di sensi per la maggior parte del tempo a causa delle percosse subite dai soldati; in questa breve introduzione egli fa riferimento al grandioso momento (che corrisponde all'ultima parte di quest'opera) in cui i suoi compagni intonarono un canto ebraico poco prima di essere uccisi nelle camere a gas. Il momento più alto e drammatico dell'opera è infatti il momento della "conta" cioè il momento in cui i tedeschi contavano il numero degli ebrei che dovevano essere avviati ai forni crematori, e che viene fatta male e deve essere ripetuta più volte.
    Canto dei prigionieri
    Questo fatto viene sottolineato musicalmente da un ritmo incalzante che arriverà al suo culmine con l'inno di chiusura del brano che è lo Shema, un inno di amore a Dio tratto dal Deuteronomio che vuole essere la risposta coraggiosa degli ebrei fedeli dinnanzi alla brutalità della guerra, un'affermazione forte della dignità umana, della fede religiosa e della speranza, contrapposta all'orrore della persecuzione nazista. La grandezza dell'opera fa dire a Milan Kundera che "si tratta del più grande monumento che la musica abbia mai dedicato all'Olocausto". E che "tutta l'essenza esistenziale del dramma degli Ebrei del XX secolo è in quest'opera viva e presente. In tutta la sua atroce grandezza. In tutta la sua bellezza atroce. Ci si batte perché degli assassini non vengano dimenticati. E Schönberg, lo abbiamo dimenticato".