Giornalisti

Dott.sa Cristina Pellegrino: Colombo non è solo un artista di forte creatività, è un filosofo e un riformatore che elabora un pensiero personale che diventa parte integrante e del proprio io. Tutta la sua produzione, sebbene possa essere analizzata a vari livelli servendosi di diverse chiavi di lettura, va comunque intesa e vissuta nella pienezza di un messaggio che è innanzitutto di libertà. Colombo si dichiara soddisfatto di essere uomo comune; e non parla mai dell'artista come di un essere posto sopra o di un genio. Parla invece dell'arte come un bisogno profondo e basilare non meno forte e violento del bisogno di cibo, più di tutto crede saldamente che ogni essere umano, se non frenato o contaminato dal sapere accademico, sia virtualmente un iniziatore e possa quindi fare arte, almeno nel senso di una espressione originale, verso una poetica più umile possibile. Colombo opera un'estensione del reale che teme una crescita sia dei modi di percezione e di traduzione del reale stesso; inoltre nelle opere dell'artista non troviamo il gusto dello scandalo per lo scandalo, né alcuna espressione esibizionista, ma si evidenziano obiettivi privati, esistenziali, valori indebitamente trascurati, accantonati, umiliati. Colombo è dunque solo! Colombo non si prefigge mai di incidere in maniera diretta sulla società né tanto meno di trasformarla, e del resto questo artista non crede tanto alla storia quanto invece ai cicli della natura e alle fulminee vicende degli individui.

Dott.sa Amelia Romeo: dall'articolo arte e musica: Nel nome di Mia Martini: ...dipinti di daliniana memoria, quelli di Mauro Colombo di Imperia che ingloba con maestria il ricordo di varie canzoni di Mia, con toni pacati e sobri, nonostante le difficoltà dell'accostamento.

Dott.sa Mara Virani: Di origine lombarde, ma ligure d'adozione, Mauro Colombo deve il suo amore per l'arte all'incontro, fatto da bambino, con il mondo del surrealismo. In particolare, artisticamente parlando, reputa Salvador Dalì suo padre e Vincent Van Gogh suo fratello maggiore. Questo perché il primo gli ha fatto capire l'importanza di esprimere i propri concetti e le proprie sensazioni nel mondo più sincero possibile, con l'inconscio che si apre e si espone senza ipocrisie, con severità e rigore. Dal secondo, invece, ha appreso l'importanza dell'espressione, della gestualità, del tralasciare il rigore della stesura per mostrare l'ingenuità e l'essenza della composizione. Autodidatta inizia a quattordici anni a dipingere con olio su tela per poi passare, dopo un'esperienza traumatica, alle vernici. Ciò gli permette di esprimere emozioni forti attraverso colori scioccanti. Qual è il rapporto che instaura con le opere? chiedo. La risposta non si fa attendere: amore, vergogna, stupore dinanzi a ciò che prende forma sulla tela, slancio lirico, affetto verso la vita, qualche volta ingenuità, innocenza, rimorso, paura, vergogna, insicurezza... tutto ciò è pur sempre mettersi a nudo. Nel suo creare è fondamentale la ricerca della verità e l'opera diviene lo specchio di quel suo attimo.

Dott.sa Annamaria Franca Zatta:
"Non penso che a ciò che vedo, non ho mai visto degli angeli. Credo solo a ciò che non vedo e unicamente a ciò che sento..."
afferma Mauro Colombo. Queste due frasi pesano, in sintesi, la differenza che corre fra realismo e simbolismo, fra la decisione di scegliere a soggetto della propria indagine il mondo oggettivo, e quella di penetrare al di là delle apparenze del reale. Nell'arte di Colombo la grandiosità sta nell'equilibrio di questi due concetti pittorici, così prende vita il suo lirismo surreale. Nei suoi dipinti si afferma un'ideologia e una condizione di gusto secondo le quali la vera realtà non va individuata nell'esistenza oggettiva delle cose, ma risiede nell'idea. Da un lato un universo definito, misurabile, dall'altro un mondo in relazione dialettica con l'elemento trascendente, poetico, visionario, religioso; che agisce come fermento e promette una trasformazione creativa del reale. I rapporti con gli oggetti divengono imprevedibili; il simbolo, adottato per rivestire l'idea delle sontuose zimarre dalle analogie esteriori, è elemento rivelatore, testimonianza visibile di un'assenza, nei confronti della quale è necessario procedere per allusioni e analogie. In base al principio della trasposizione, l'immagine non significa più soltanto ciò che rappresenta, ma suggerisce significati altri e spesso misteriosi.
ndr... "Nominare un oggetto è sopprimere tre quarti del godimento della poesia, che è costituita dalla felicità di indovinare a poco a poco: suggerire, ecco il sogno. E' l'uso perfetto di questo mistero che costituisce il simbolo".
Mauro Colombo ricorre all'immaginazione, al mito, al sogno, alla metafora.