Intervista all'Artista Mauro Colombo
Intervista a cura di Fulvio Torelli:
Cos'è per lei la vita creativa? Ascensione, andare al di là di sé, salire a razzo nell'azzurro cielo, aggrapparsi alle scale volanti del destino, innalzarsi per tirare i capelli il mondo, stanare i demoni e gli angeli dai loro eterei covili, annegare negli spazi siderali il tempo e agguantarsi alla coda delle comete.Iconograficamente l'arte come la rappresenterebbe? L'arte ti porta all''orgasmo intellettuale. Essa è come una donna sensuale, la più sensuale gelosa e severa che abbia conosciuto. Ti vuole solo per sé. Non accetta limitazioni ed imposizioni. Se non c'è amore non c'è arte e senza orgasmo intellettuale l'amore muore... Quindi rispondendo alla domanda: ...una donna.
Cos'è per lei l'arte? Al di là come volontà di negazione d’ogni realtà; l'arte quale segno di riconoscimento per la più sotterranea congiura mai esistita, contro salute, bellezza, costituzione bennata, coraggio, spirito, bontà dell’anima, contro la vita medesima. Questa eterna accusa a lei io voglio scrivere e dipingere con tutti i mezzi ovunque sia possibile, possedendo il linguaggio favoloso dell'animo che può farsi vedere anche dai ciechi. L’arte è la forza dell’intelletto umano, l’energia propriamente creativa per cui qualcosa d’ideale è qualcosa di reale e viceversa. Prendono così vita le opere umane dove l’interpretazione del proprio mondo interiore esprime quel raffigurarsi dell’infinito nel finito, dell’universale nel particolare...
Quindi l'arte è puro pensiero? Sì! Ed è anche vita. Il determinato lasso di tempo disponibile che si può sfruttare come meglio si crede. La vita è pseudonimo di arte e la vita, per nostra fortuna, ci ha donato l'intelletto...
Arte è vita ma la vita è sempre arte? Sì! Ripeto, la vita ci offre la possibilità di esprimerci come meglio si crede, la vita è il tutto, l'arte è il tutto, è l'istinto della creatività che ci rende unici.
Lei è stato etichettato come un artista surrealista. Si sente tale? Vede, l’anima umana e il cervello umano, allo stesso modo del palato, ha differenti gusti. Ad ognuno di noi va attribuito il suo singolo modo di far arte, il suo estro artistico, la scelta del proprio utensile e del proprio linguaggio... ma può capitare che qualcuno prima di te abbia avuto gusti simili. Sì, in parte mi sento un artista "surrealista. Tra i grandi maestri d'arte che ho avuto modo di studiare da vicino certamente Salvator Dalì è stato quello che mi ha scavato la mente più in profondità.
Quali altri grandi artisti hanno avuto modo di influenzarla nella sua maturazione artistica? Molti... ma artisticamente parlando reputo Salvador Dalì mio padre e Vincent Van Gogh mio fratello minore. Questo perché Dalì mi ha fatto capire l’importanza di esprimere i propri concetti e le proprie sensazioni nel modo più sincero possibile, dando molta libertà all’inconscio e ciò senza ipocrisie. Tutto questo con severità e rigore. La sua rigidità di composizione, il portare all’esasperazione l’anatomia e lo spazio, dove tutto sembra fuori luogo ma non lo è. Invece Van Gogh mi ha insegnato l’importanza delle sensazioni che prima di conoscerlo reputavo inutili, o per meglio dire dimenticate. L’importanza espressiva della gestualità, tralasciare a volte il rigore della composizione, dove l’ingenuità del soggetto sembra banale ma non lo è... esso accentua il potere della gestualità e l'impronta dell'artista. La mia ricerca pittorica sta nel trovare il giusto equilibrio di questi due (lasciatemelo dire), “divini” artisti.