Intervista all'Artista Mauro Colombo
Intervista a cura di Simone Soldera (Matteo Editore):
Ci può raccontare qualcosa della sua vita? Sono nato a Milano. Nei primi anni '70 la mia famiglia si trasferì ad Imperia, in Liguria, per motivi legati al lavoro di mio Padre. Quì incominciai gli studi e francamente con modesti risultati. Alle scuole medie inferiori la svolta. Incominciai con ossessione ad approfondire le mie conoscenze intorno alla storia dell’arte. E il futuro mi venne incontro dipanando la nebbia che lo celava. Avevo uno scopo finalmente. Avevo la risposta alla madre di tutte le domande: cosa farò da grande? E iniziai così il mestiere dei miei sogni: Il pittore. Frequentai vari corsi serali in istituti d’arte, cambiando sede scolastica di frequente. L’istruzione classica mi dava noia, volevo dominare le tecniche per comprenderne i loro segreti e penetrare l’uso della materia, ma alla fine era come quando andavo a scuola: nel tempo in cui tutti mi ricordavano che cosa avevo l’obbligo di fare, io desideravo già creare ciò che non dovevo fare. Mi sentivo incompleto, immaturo, insoddisfatto. Così incominciai anche a scrivere versi, studiare la metrica, la mitologia, la filosofia, la psicologia. Per me la pittura e la poesia erano e tuttora sono i procedimenti ottimali della trasmissione delle proprie sensazioni e dei propri stati d'animo. L’arte come specchio, sofferenza, speranza, cura. Accordi dodecafonici, allegorie grafiche; tutto ha il proprio senso artistico, la propria funzione nel percorso creativo di qualsiasi artista. Pittura e parola. Gli strumenti perfetti per unire ordine e caos sotto lo stesso cielo, che permettono di scavare nell’io senza chiedere permessi alla vita quotidiana. Anima come sincerità; pittura e parola come permanenza in vita.Quando ha iniziato a dipingere e a scrivere poesie? Molto presto. Da adolescente vengo incoraggiato dalla mia famiglia. Iniziarono i primi dipinti ad olio e le prime poesie. Le idee di stile ricalcavano tutto quanto era strano, bizzarro e assurdo, tutto ben s'addiceva alla mia personalità anticonvenzionale. Conquistando pian piano il vortice che chiamo Autenticità Interiore!, che và oltre l'analisi del bello modellando così, cicli di nascita e morte. Prendevano forma mondi spaccati in due parti: il passato della mia vita e lo sviluppo della mia personalità. All’età di circa 20 anni incominciarono le prime esperienze al di fuori del mio nucleo familiare. Il mio stile, però, era troppo distante dal gusto tradizionale che mi circondava. Ho trovato spesso periodi di totale indifferenza nei riguardi della mia arte. Ma non mi scoraggiai e non mi scoraggio. Io sono Mauro, il sincero Mauro, nato in ogni tempo e sono me stesso. Vado avanti per la mia strada ed ora quello che per me era una surreale esperienza è diventata la mia vita.
Chi sono i suoi autori e artisti prediletti? Molti, ma da artista reputo Dalì mio padre e Van Gogh mio fratello minore. Il primo per l’importanza d’esprimere i propri concetti inconsci e le proprie sensazioni razionali nel modo più sincero possibile, dando una profonda libertà e ciò senza ipocrisie. Tutto questo con severità e rigore. La sua rigidità di composizione, il portare all’esasperazione l’anatomia e lo spazio, dove tutto sembra fuori luogo ma non lo è. Il secondo insegna l’importanza delle sensazioni dimenticate. La forza espressiva tramite la gestualità delle pennellate e il vigore del colore, tralasciando il rigore della composizione, dove l’ingenuità del soggetto sembra banale ma non lo è... Van Gogh accentua il potere dell’animo e l'impronta dell'artista. La mia ricerca pittorica cammina tra questi due, lasciatemelo dire, divini artisti.
Dove trova l'ispirazione per i suoi dipinti? Stanando i demoni e gli angeli dai miei ricordi, agguantando la coda delle comete. Ispirazione quale segno di riconoscimento per le più sotterranee bellezze: il coraggio, lo spirito, la bontà dell’anima, la vita. Scrivo e dipingo con tutti i mezzi ovunque sia possibile, possedendo il linguaggio favoloso dell'animo che può farsi vedere anche dai ciechi. L’arte è la forza dell’intelletto umano, l’energia propriamente creativa per cui qualcosa d’ideale è qualcosa di reale e viceversa. Prendono così vita le mie opere. Grazie a maestri come Breton, Ernest, Savinio, Comte de Lautrèamont, Baudelaire, Wagner, forniscono molti insegnamenti alla mia produzione artistica. Soprattutto sul concetto di inconscio di solito mascherato dalla falsità della società. Sempre, e ribadisco sempre, prendono vita i miei dipinti da emozioni o incontri profondi mostrando situazioni simboliche. Di qui, spesso, la difficoltà d’essere tradotto in parole, ossia, in modo logico-sociale. La mia produzione può risultare troppo immediata quasi infantile ma il mio scopo è d’indurre allo spettatore la trasformazione di figure in immagini fuori dal contesto di realtà.
Quanti premi e riconoscimenti ha ricevuto finora? Ai vari Festival Internazionali di Sanremo il più importante riconoscimento è senz’altro la medaglia d'oro I gioielli del decennale (Il meglio dell'arte nelle dieci edizioni del Festival). Inoltre ho vinto la sezione pittura ad olio (tecniche miste) con l'opera l'Angelus (omaggio a Millet). Due volte il premio della critica: uno con l'opera Quello che è stato, quello che è, quello che si saprà (omaggio al concepimento di Alice Colombo, “mia figlia”) e l’altro con l’opera Vanità, Vanità di vanità” (omaggio a Angelo Branduardi). Ho vinto inoltre il secondo premio (Omaggio a Cristoforo Colombo, La Cultura nel Mondo) con l'opera Maura, sempre a Sanremo e la medaglia d'argento consegnata dalla Repubblica di San Marino per meriti artistici per l'opera Il concepimento di Diana.
Che cosa pensa della mitologia classica? E’ qualcosa che la appassiona? Quali miti preferisca? La mitologia è l’arcata portante, l’allegoria delle paure dell’uomo. La Spirale protettrice dell’antica Verità. Dove lottano mostri giganteschi, potenti e spietati, che posseggono e si disputano la terra e il cielo, il mare e i monti, l’aria travolgente e il fuoco distruttore. Dove si ricerca inoltre la maestosa bellezza, l’ordine che regge il dono della vita, la fonte che sorge dal cosmo. Una confessione inconscia (per me non primitiva), fatta di ricerca più che di terrore e pietà. La mitologia è una analisi dove si ammirano i colori rosei dell’alba, il lucente turchino del cielo sereno, la seta distesa del mare, le imponenti schiene dei monti. Si passa così dalla concezione superstiziosa e feticista alla concezione poetica e veramente credente. La mitologia è un’ode ridente e elevata, una garza con poteri straordinari su cui compaiono segni smisurati. Il dramma delle origini celesti, il componimento tragico del destino, le cui ali oscure investono anche il re radioso degli Dei; i paurosi misteri e le divine rivelazioni della Terra, i prodigi della potenza corporale; la frenesia di tutte le ebbrezze, dal canto lucente d’Apollo all’urlo cupo delle Baccanti; l’eterno rincorrersi d’eventi e di sogni che è la vita; il dramma e la gioia, la tragedia e la morte: ecco il sangue di questi segni smisurati e divini che iniziano con le vertigini del Caos e cessano con l’ultima festa dei fiori, che si innalzano fino ai picchi dell’Olimpo e si sprofondano nelle tenebre dell’Erebo, che ti fanno ridere con Vulcano storpio e ti prosternano con Prometeo in catene…
La mia mente è assetata di mitologia. La mia Arte è mitologia. Molte persone la amano sotto pelle. Ne hanno un bisogno inconscio. E inesplicabile. D’altronde cosa sono i Miti, se non quelle favole piene d’allegorie e di significati velati, nelle quali non vi è nessun principio scientifico? Sono la risposta. La spiegazione poetica sull’origine e la natura del mondo, dove prorompe la più pura genialità, il dono della fantasia armoniosa e sana e il sentimento artistico. Gli Dei a nostra immagine e somiglianza, ingranditi enormemente e trasfigurati; volto e mani, virtù e vizi, passioni e amori, peripezie e lotte. Ogni sfera affettiva o istinto, ogni virtù o qualità fisica o morale, ogni bisogno della vita, ogni aggregazione umana o paese, ogni attività ha il suo dio. La giustizia, la legge, la patria, la famiglia, la pietà per gli avi furono simboleggiati da esseri umani giganteschi e sacri, che con divina saggezza ricompensavano il bene e punivano il male.
Per quanto riguarda i Miti, adoro in assoluto Prometeo, figlio d’un Titano e Titano lui stesso, si muove a pietà della misera condizione umana. Prometeo non è solo il rapitore del fuoco divino, è l’uomo nello splendore del suo volere, della sua attività, del suo genio, l’uomo che, a rischio di giacere fulminato, osa entrare in gara con gli Dei, inetto di prostrarsi nella servile venerazione che appaga i suoi compagni volgari. V’è in Prometeo l’artista ribelle che sfida il destino, lo studioso che cerca di rapire il segreto dell’assoluto, l’ideatore che vuol sottomettere la natura ai bisogni umani, e il filantropo che per il bene degli altri si vota all’ingratitudine ed al martirio. Poi sicuramente Gea, la Terra, piena d’ogni fecondità, gioiosa d’ogni fioritura, il cui largo seno sostiene in eterno tutte le cose; ed Eros, principio dell’amore che crea la vita. Senza dimenticare Cerere, dea dei frutti.
Ci può dire qualcosa del Centro d'Arte e Cultura Sanremo Arte 2000? Nel 2008 si è ufficializzato l’inizio del Centro d’Arte e Cultura “Sanremo Arte 2000” (prima Centro Culturale “La Tavolozza”) di cui sono socio fondatore. Una mostra-concorso internazionale in cui credo molto. Il Concorso Internazionale è diviso in nnnn sezioni: poesia, pittura a olio e acrilico, acquarello, grafica, scultura, disegno, e presto inizierà anche la sezione fotografia. Il Centro ha stabilito di rendere operativo questo Festival per accomunare le culture del vecchio continente secondo me ad altissimo livello artistico. Inoltre dare all’appassionato d’arte la possibilità di osservare i nuovi artisti del III° millennio.
Che intenzioni ha per il futuro? Da pittore parteciperò alla “Fiera dell’Arte Contemporanea” di Bolzano e sarò, per una mostra personale, a Madrid alla Galleria Gaudì. Da scrittore è in procinto l'uscita di un libro dal titolo “Dentro il Mauro”.