Hanno scritto dell'artista Mauro Colombo
Mauro Colombo descritto con piacere, con soddisfazione, tributo al suo pensiero puro.
Artista abile, fornito di un ego artistico superiore. Un punto di riferimento per gli artisti emergenti
che unisce la grande poliedricità delle opere e il sogno delle stesse.
Artista dalle convinzioni "folli", Mauro si alimenta dell'infinito-finito.
Come un animale che non sa capire, che sa cos'è il dolore, cerca un posto dove far dimora.
Guarda il mondo con grande sincerità e razionalità diventando un artista "raro". Spesso noi critici siamo
crudeli nell'affermare che, l'arte di Mauro Colombo, sia accessibile a tutti. Una crudeltà verso l'Artista stesso
precedentemente ignorato perché fuori da ogni gusto contemporaneo; artista di una capacità di risposta incisiva, non pronunciando
giudizi dall'alto, ma dalla sua anima proletaria, corale e profonda.
Critici d'arte, Cultori d'arte, Giornalisti:
Dott. Marco Blu Omo: Mauro, capace artista, ha intrapreso la pittura fin dalla tenera età mostrando un'attitudine precoce verso l'espressività inconscia dell'animo... Si riconosce in lui, in quella sua coerenza tra vita e arte, forse ancora più che nelle opere stesse, l'incarnazione del nostro immaginario, dei nostri miti, la sublimazione delle nostre angosce. Il perenne disprezzo del denaro, del consumismo, incidono molto nei suoi spostamenti stilistici della sua arte in modo inconfutabile. Come accaduto a molti altri artisti, anche per Colombo il mito è entrato a far parte dell'inconscio collettivo, in un mondo dove padroneggia un simbolismo frainteso e spesso rifiutato, particolarmente in Italia, dovuto ad un linguaggio pittorico dove un significato simbolico attraversa la dimensione sacra venendo tradotta in linguaggio "volgare" visivo. Colombo pensa in modo visionario e il mito scaturisce in lui del bisogno di proiettare sulla natura spirituale" un tormento immaginario e ricchissimo, sublimando i traumi che l'infanzia di tutti noi ha maturato. Dipingere è per lui una via redentrice, una catarsi connaturata alla conquista di un universo da plasmare. Il suo simbolismo è articolato a partire da questa viscerale identificazione tra natura e madre. Natura vista come forza generatrice che può essere, come madre, dispensatrice d'amore e di vita. I cicli di vita e di morte sono il tema centrale della pittura decadentista di Mauro Colombo. In un'analisi più approfondita nelle sue opere viene fuori una venerazione quasi ossessionante verso la madre a scapito di altri aspetti della femminilità. La madre al centro di un ciclo di nascita e morte come un insegnamento da accettare, volente o nolente, come propagatrice della vita temuta e biasimata, come libertà sessuale. L'immagine di Colombo, infatti, per quanto onirica possa sembrare, celebra la gloria della natura. La maternità è un realizzarsi quasi passivo delle leggi crudeli della natura, nell'universo animale come in quello umano. La sacralità della Natività tradizionale, nell'arte di Colombo, è sostituita da un simbolismo pagano, ciò sta a significare che la parte del ciclo eterno della vita si compie quasi a insaputa dell'osservatore.Dott. Vittorio Cleto Rolfi: L'artista identifica per intero la fisicità della vita. Nella sua opera pone una "propria" attenzione a fattori che si possono definire incontentabili: l'armonia delle forme e la misura dei contrasti. Analizzando molti dipinti di Colombo è emerso l'assoluta omogeneità ed equilibrio che la drammaticità insita del disegno e del colore sfoggia di sé. Il tutto attraverso una sincera verità, la sua verità.
Dott.sa Camilla Amertis: Le immagini dell'artista, al di là della loro consistenza oggettiva, diventano simbolo di un dramma interiore. Dramma avvertito come universale, trasfuso dagli uomini alle cose. E' un tipo di arte che avverte la presenza di spazi funzionali per simboli universali. Colombo progetta i suoi dipinti volti a fissare in momenti essenziali i misteri e gli eventi drammatici dell'esistenza, affidandoli a forme slegate da ogni contingenza. Paesaggio e personaggi vibrano all'unisono, rivelano sentimenti universali.
Dott. Prof. Franc Pisharch: L'artista conquista una libertà espressiva attraverso una pratica metodica, che lo porta a studiare, a cercare a lungo, dentro si sé le immagini ancora radicate alle loro origini oscure, alla loro sincerità inconsapevole. Colombo ricerca in modo quasi assillante la descrizione "mimetica" dei soggetti scelti che sono il corrispettivo poetico della realtà, che colgono cioè il cuore e l'idea delle cose. I suoi lavori nascono dalla volontà di mantenersi sul confine tra surrealismo e figurativo, tra aree cupe e forti di luminosità. Tutte le opere di Colombo hanno in comune il saper esprimere con altissima qualità un sentimento o un'idea, un momento magico che annulla l'opacità fisica della crudeltà e nudità della materia, del colore. La figura, infatti, nell'opera dell'artista pare oscillare, in una dimensione lontana, come se fosse imbevuta dal rimpianto o dall'attesa di un'altra atmosfera: la sostanza non è altro che spazio per la memoria. Mauro in questi anni, infatti, si é domandato:
ndr.. Un concetto pittorico può avere anche un valore di apparizione? L'organismo rigorosamente formale di una pittura può contenere la leggerezza, il respiro di una evocazione, l'improvviso soprassalto della memoria? Questo è per me il problema; questa la ragione della costante inquietudine che mi fa dipingere.
L'artista identifica per intero la fisicità della vita. Nella sua opera pone una "propria" attenzione a fattori che si possono definire incontentabili: l'armonia delle forme e la misura dei contrasti. Analizzando molti dipinti di Colombo è emerso l'assoluta omogeneità ed equilibrio che la drammaticità insita del disegno e del colore sfoggia di sé. Il tutto attraverso una sincera verità, la sua verità.
Dott.sa Ilaria Greco: Fin dal principio Mauro ha cercato di non accontentarsi dell'apparenza della natura; ha sempre pensato che la pittura è una realtà interna alla nostra coscienza, e si è offerto di definirlo. Per fare ciò, l'artista mette a punto un linguaggio personale dove i suoi simboli diventano un formulario d'accesso per trapassare e narrare l'entità del reale, del pensiero e dell'interiorità in una continua logica tra uno e molteplice, ordine e disordine, insieme e smembramento. Colombo è così violentemente uguale a se stesso, un mutevole pittore dove sussulta un ritmo arcaico, quasi espressione di un ordine iniziale prestabilito, scritto nella natura con segni veementi e lontanamente morbosi, caricati di significati metaforici dalla viva ed efficace forza emotiva.
Dott. Enrico Masto: Pittura originale, dove nulla nasce senza un'esperienza diretta dell'artista. Un cromatismo equilibrato dove luci, ombre e tonalità decisamente dirigono l'osservatore ad una profonda autoanalisi dove ci si domanda ciò che di solito si dimentica.
Dott. Cisco Romano: La poetica di Colombo si basa sulla considerazione della vita umana come condizione di trepidazione, di smania e di amarezza verso le ferite che ogni animo umano ha. L'artista, profondamente radicato a un principio di responsabilità morale, non si rassegna ad abbandonarsi a un "anarchismo teorico, vano e alla fine agnostico", e orienta il proprio lavoro verso una partecipazione cosciente a ciò che avviene attorno. Colombo aspira a un assenso umano oltre il fatto di fissare i nostri contenuti in una posizione pessimistica. Le sue opere, nate dallo stretto rapporto con la vita contemporanea, sono trasposizioni di un malessere che si fa racconto pittorico lucidissimo e sensibile. Colombo sviluppa, infatti, il motivo dell'incessante metamorfosi tra realtà e immagine, ponendosi nel punto di incrocio tra istanze primarie e impulsi descrittivi, figurali. Cercando i significati più reconditi e inquietanti delle cose quotidiane e dell'uomo, visto, in un'allusiva fantasia, come larva, la sua arte rivela così una sorta di eroica, tenace volontà di resistenza. La ciclica riproposizione del nostro dolore è raffigurata dal susseguirsi quasi infinito di angosce sotto il segno di una ipotetica speranza e dei rari istanti di felicità concessi all'uomo. La radice della sua arte si trova in una controllata interpretazione del surrealismo che lo spinge a cercare i segreti dell'inconscio, intrecciati all'interno della realtà quotidiana. Ricollegandosi al filone visionario del primo romanticismo inglese, e in particolare dei dipinti di Blake realizzati in visioni tra mistico e il demoniaco, ma la sua attenzione per il mondo dell'onirico e il fantastico è solo un mezzo attraverso cui afferrare dalla realtà significati esistenziali, quasi ontologici.
Che cos'è dunque l'essenza della verità? Una commistione scioccante di sincerità e perversione. Oltre alla ricerca pittorica egli approfondisce la ricerca del proprio ego artistico: prendono così forma mondi metafisici e surreali, le sue opere tratteggiano cicli di nascita e morte oltre a testimoniare la ricerca de nuovi ideali. Nei suoi quadri ha una predilezione per i colori di terra che in sé contengono contemporaneamente calore e freddezza. Attualmente lo sfondo è parte del dipinto che più è importante perché rappresenta il passato...
Dott. Vito Cracas: Si avverte, che osservando le diverse rappresentazioni visualizzate nelle tele dipinte da Mauro Colombo, non quel senso vago di deleteria inquietudine che prende quando si osservano tutti i temi esistenziali comunque espressi, ma quell'intima e sofferta esigenza insita in ogni creatura di voler crescere per diventare un sapiente e felice ordinatore del proprio universo. Le sofferte e cocenti delusioni subite, che sono quasi sempre conseguenti all'istintuale e fallico bisogno ancestrale, condizionante per ogni essere, alimentano invece quel soffio vitale che fin dall'embrione sviluppa ogni atteggiamento razionale del vivere. In esso la religiosa speranza di trascendere la fatale mortalità che accompagna in maniera latente sia l'uomo che la donna nel loro comune rapporto di amore e sfida, rappresenta la liberazione delle tensioni freudiane del proprio inconscio. Queste recondite ed impalpabili tensioni, di cui si coglie l'ansia, vengono stemperate o evidenziate con accorte cromie, in cui si alternano fantasie, fatalità e certezze.
Dott. Carlo Cuttaneo: E' possibile operare una distinzione fra simbolo e allegoria. Quest'ultima è la rappresentazione, esplicita per le immagini di una realtà morale astratta, resa attraverso elementi concreti predeterminati, mentre il simbolo suppone una ricerca intuitiva dei contenuti ideali insiti nelle forme, propone soluzioni non immediatamente decodificabili, è imprevedibile, criptico, misterioso. L'allegoria sovrappone il contenuto dottrinale all'immagine, il simbolo lo incarna in essa. Colombo, per la sua "fede" nelle potenzialità del simbolo, ha riscoperto i rapporti fra suoni, colori e odori, alludendo ai misteriosi legami fra visibile e invisibile, per aver postulato un'armonia universale basata sulle connessioni fra tangibile e intangibile, rendendo espliciti i legami fra senso e spirito. A lui soprattutto spetta il merito di avere individuato principi che sono nell'aria e che diventano fonte di ispirazione privilegiata per anime sensibili di chi osserva le sue opere.
Dott.sa Elena di Cese: Mauro Colombo lo ritengo il cantastorie della libertà pittorica, colui che si dedica, cioè, alla riscoperta della creatività schietta. Egli è, inoltre, votato all' "indagine filosofica" di una pittura novella, libera da preconcetti, prepotente e geniale, insofferente al rigore e all'ordine razionali, tutta giocata su stravolgimenti stravaganti dell'immagine, su colorazioni fervide, sulla ferocia del segno, sullo spasmo emotivo del nostro animo. Colombo espone il suo modo di dipingere come un sviluppo istintivo, innescato da cromaticità "antropomorfa". Per Colombo l'arte è esistenza allo stato puro, è "fare piazza pulita" di ciò che è stato e riorganizzarlo. Mauro non ha mai cercato di fare un quadro ma un brano di vita...
Dott.sa Claudia Ferne: Le opere di Colombo si tramutano nella rievocazione poetica della vita comune, con accenti di spleen. Colombo mette in moto la fantasia dell'osservatore portandolo a intuire allusioni sulla coscienza che ognuno di noi ha e quello che vibra dal groviglio tra fantasia e cavità dell'animo che va oltre l'urlo colorato...
Dott. Mario Saccoccia: Il cammino figurativo cambia da un'espressione di estro metafisico-surreale verso un senso del concreto simbolico e affascinante, semplicemente reale, cui ci accorpano sproni intrinseci e personali, ispirazioni ironiche ironici e reminiscenze singolari... Mauro Colombo, pittore autodidatta, amante del colore, equilibrato nella composizione, dal tratto deciso e dalla pennellata sicura che si assemblano in costruzioni cromatico-espressive frutto di una tavolozza ricca di colori vivi. Egli affonda i suoi pensieri in storie fantastiche, attingendo dalla natura ciò che gli serve per congiungere il bello all'immaginario. Persegue un linguaggio concettuale che può apparire provocatorio, illusionistico, persino fiabesco, sicuramente affascinante, ma allo stesso tempo conturbante: egli dà una veste razionale al fantastico partendo da frammenti di realtà, creando scenari vagamente onirici testimonianza di sentimento e conoscenza pittorica, animati da schegge di verità. Nel suo modo particolare di interpretare i suggerimenti che il suo spirito d'artista coglie dalle esperienze del quotidiano, egli esprime il suo operare in modo garbato, presentando al fruitore produzioni dall’ inconfondibile tecnica che inducono alla riflessione risvegliando sogni repressi e richiamando dall’oblio sensazioni dimenticate. Chi lo frequenta e lo segue da tempo, sa che sotto l’apparenza di una personalità schiva e riservata, egli nasconde una profonda sete di conoscenza, una insaziabile ricerca di nuove sperimentazioni, un artista che ha creato un mondo tutto suo, dove la poesia si incarna materializzandosi per diventare sostanza e composizione pittorica, ma non vuole tenere questo mondo solo per sé stesso, bensì aprirlo a tutti perché coloro che sono capaci di compenetrare il suo animo possano, come lui, assaporare il compiacimento di sensazioni ed emozioni che questo mondo riserba. Mauro non è arrivato in poco tempo alla pittura, la sua è stata un’acquisizione crescente, sempre più intensa e fortemente vissuta. All’inizio della sua attività pittorica egli si identificava in un momento di analisi interiore, di autoidentificazione, nella ricerca di una linea propria riferita silenziosamente all’esplorazione attenta dell’equilibrio delle composizioni, della precisione del disegno, delle gradazioni e dei contrasti cromatici. Nei lavori di Mauro Colombo, ogni cosa prende caratteristiche fisiche particolari, quasi esoteriche in cui emergono talvolta, sottili elementi femminei. Distante da risentimenti sostanziali, la sua è la spontaneità di un sognatore. In uno spirito più o meno riottoso di fronte all’ovvietà delle consuetudini, come la sua anima assetata di ricercatore gli indica, egli prova a ribellarsi all’assuefazione della vita cercando di far emergere dalla superficialità vie inesplorate, forme nuove ed inconsuete, immagini straordinarie che catturano ed inducono.
Cav. Sergio Sfrecola: E' indubbiamente interessante leggere i quadri di Mauro Colombo, da una parte ti affascinano e dall'altra, ti toccano a tal punto da incontrare il dialogo tra il razionale e l'irrazionale. Una limpida inventiva di forme schizzate che analizzano la veridicità della realtà quotidiana e la trasformano in figure oniriche, a volte liete e festose, in altre tristi e pensierose. La sua tavolozza è ricca e poliforma, il disegno elegante e ingegnoso, la struttura soggetta a ritmi pacati e generati: ma la creazione è tale da conferire a soggetti impensati sviluppi, ed il senso lirico dell'habitat viene ricordato anche senza esprimerlo.
On. Alfredo Pasolino: Io e non io: essere e apparire. Il riferimento alla metafisica onirica è preciso e inconfondibile anche nella scelta rappresentativa delle figure. Quasi un reportage di sogni, in cui la visione è costituita dal sovrapporsi di metafore e di allegorie, su un orizzonte mutevole. Un imprevedibile connubio fra bidimensionalità della tela e la poliedricità dei volumi nei soggetti. Punto di forza è il quotidiano e la condizione umana proiettati inconsciamente nel tempo. Fra l'affollarsi di infinite realtà fittizie e la solitudine del suo io, nobilitato iconograficamente da una bella sensibilità cromatica e con pennellate non improvvisate, per compiere con coraggio il grande balzo liberatorio, verso un'espressione artistica più sincera, più umana, vera, significativa aspirazione. Una fede pittorica alfine, determinata, assolutamente originale, per quanto possa essere onestamente esserlo, nella convinzione che, nulla nasca dal nulla, ed ogni esperienza sia sempre l'opportunità di constatare e decifrare per sé, più esplicitamente. E, ogni sostantivo è depositario di un'idealità che proveremo anche noi a decifrare più esplicitamente. Il suo è un cromatismo equilibrato nella scelta delle luci e delle tonalità, che ha ormai ha superato le influenze surreali e metafisiche, pronto, decisamente, per un'espressione simbolica tutta personale.
Cav. Casimiro Dell'Arco Talarico: Nei lavori presentati di Mauro Colombo, si transita prodigiosamente dalla relazione del percettibile alla figurazione del concreto. Se l'arte, come si dice, è il collegamento tra il conscio e l'inconscio, Mauro è sicuramente e pienamente artista... La pittura di Mauro Colombo ci manifesta l'allegra impulsività del giovane artista, che riproduce, per mezzo di una particolare paletta cromatica, la gioia di fissare sulla tela le emozioni, le cose e l'esperienza pittorica fino ad oggi acquisita; permeando i suoi lavori, di una singolare atmosfera di sogni e nostalgie. In Lui scopriamo un artista valido, che sa interrogarsi, autocriticarsi ed operare sul perché delle cose e dei fatti con disimpacciata consapevolezza logica. Nel suo far arte, Mauro Colombo, si sofferma con piacere su visioni paesaggistiche fra il reale e l'immaginario, Il reale nella sua concretezza, l'immaginario nell'elemento cromatico sempre carico, vivo, vitale e ricco delle espressioni proprie del suo ego artistico. Dunque il colore è nell'arte di Mauro Colombo la chiave della Sua espressività, ed è in lui che vano ricercati i principi significativi dell'artista, sempre attento e cauto nell'uso dei toni e degli accostamenti, audaci, ma non incoerenti.
Dott.sa Cristina Pellegrino: Colombo non è solo un artista di forte creatività, è un filosofo e un riformatore che elabora un pensiero personale che diventa parte integrante e del proprio io. Tutta la sua produzione, sebbene possa essere analizzata a vari livelli servendosi di diverse chiavi di lettura, va comunque intesa e vissuta nella pienezza di un messaggio che è innanzitutto di libertà. Colombo si dichiara soddisfatto di essere uomo comune; e non parla mai dell'artista come di un essere posto sopra o di un genio. Parla invece dell'arte come un bisogno profondo e basilare non meno forte e violento del bisogno di cibo, più di tutto crede saldamente che ogni essere umano, se non frenato o contaminato dal sapere accademico, sia virtualmente un iniziatore e possa quindi fare arte, almeno nel senso di una espressione originale, verso una poetica più umile possibile. Colombo opera un'estensione del reale che teme una crescita sia dei modi di percezione e di traduzione del reale stesso; inoltre nelle opere dell'artista non troviamo il gusto dello scandalo per lo scandalo, né alcuna espressione esibizionista, ma si evidenziano obiettivi privati, esistenziali, valori indebitamente trascurati, accantonati, umiliati. Colombo è dunque solo! Colombo non si prefigge mai di incidere in maniera diretta sulla società né tanto meno di trasformarla, e del resto questo artista non crede tanto alla storia quanto invece ai cicli della natura e alle fulminee vicende degli individui.
Dott.sa Amelia Romeo: dall'articolo arte e musica: Nel nome di Mia Martini: ...dipinti di daliniana memoria, quelli di Mauro Colombo di Imperia che ingloba con maestria il ricordo di varie canzoni di Mia, con toni pacati e sobri, nonostante le difficoltà dell'accostamento.
Dott.sa Mara Virani: Di origine lombarde, ma ligure d'adozione, Mauro Colombo deve il suo amore per l'arte all'incontro, fatto da bambino, con il mondo del surrealismo. In particolare, artisticamente parlando, reputa Salvador Dalì suo padre e Vincent Van Gogh suo fratello maggiore. Questo perché il primo gli ha fatto capire l'importanza di esprimere i propri concetti e le proprie sensazioni nel mondo più sincero possibile, con l'inconscio che si apre e si espone senza ipocrisie, con severità e rigore. Dal secondo, invece, ha appreso l'importanza dell'espressione, della gestualità, del tralasciare il rigore della stesura per mostrare l'ingenuità e l'essenza della composizione. Autodidatta inizia a quattordici anni a dipingere con olio su tela per poi passare, dopo un'esperienza traumatica, alle vernici. Ciò gli permette di esprimere emozioni forti attraverso colori scioccanti. Qual è il rapporto che instaura con le opere? chiedo. La risposta non si fa attendere: amore, vergogna, stupore dinanzi a ciò che prende forma sulla tela, slancio lirico, affetto verso la vita, qualche volta ingenuità, innocenza, rimorso, paura, vergogna, insicurezza... tutto ciò è pur sempre mettersi a nudo. Nel suo creare è fondamentale la ricerca della verità e l'opera diviene lo specchio di quel suo attimo.
Dott.sa Annamaria Franca Zatta:
"Non penso che a ciò che vedo, non ho mai visto degli angeli. Credo solo a ciò che non vedo e unicamente a ciò che sento..."
afferma Mauro Colombo. Queste due frasi pesano, in sintesi, la differenza che corre fra realismo e simbolismo, fra la decisione di scegliere a soggetto della propria indagine il mondo oggettivo, e quella di penetrare al di là delle apparenze del reale. Nell'arte di Colombo la grandiosità sta nell'equilibrio di questi due concetti pittorici, così prende vita il suo lirismo surreale. Nei suoi dipinti si afferma un'ideologia e una condizione di gusto secondo le quali la vera realtà non va individuata nell'esistenza oggettiva delle cose, ma risiede nell'idea. Da un lato un universo definito, misurabile, dall'altro un mondo in relazione dialettica con l'elemento trascendente, poetico, visionario, religioso; che agisce come fermento e promette una trasformazione creativa del reale. I rapporti con gli oggetti divengono imprevedibili; il simbolo, adottato per rivestire l'idea delle sontuose zimarre dalle analogie esteriori, è elemento rivelatore, testimonianza visibile di un'assenza, nei confronti della quale è necessario procedere per allusioni e analogie. In base al principio della trasposizione, l'immagine non significa più soltanto ciò che rappresenta, ma suggerisce significati altri e spesso misteriosi.
ndr... "Nominare un oggetto è sopprimere tre quarti del godimento della poesia, che è costituita dalla felicità di indovinare a poco a poco: suggerire, ecco il sogno. E' l'uso perfetto di questo mistero che costituisce il simbolo".
Mauro Colombo ricorre all'immaginazione, al mito, al sogno, alla metafora.